indirizzo: Via Madonna di Loreto, Pacentro

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Descrizione

Non si conosce esattamente l’anno di costruzione della chiesetta ma si fa risalire con molta probabilità alla fine del XVI secolo. L’attuale impaginato di facciata e l’impianto planimetrico dell’edificio denotano però un rifacimento dell’edificio ascrivibile presumibilmente alla prima metà del XIX secolo.  E’ certo che anticamente a fianco della chiesa vi fosse una porta di ingresso al paese denominata “Porta della Madonna di Loreto”. Tale accesso, in seguito all’aumento della popolazione e alla conseguente espansione urbana del borgo, potrebbe essere sorto assieme alla chiesa stessa. La chiesa che accoglieva nelle sue adiacenze anche il Monte frumentario, era utilizzata anche come luogo di sepoltura.

Descrizione

La chiesa presenta una facciata a coronamento curvilineo che ricorda la soluzione adottata verso la fine del XVIII secolo nella chiesa di S. Rocco di Sulmona. Il prospetto, rimarcato da paraste di ordine ionico e ingentilito in alto da due finestre di forma ellittica e da una nicchia che accoglie l’immagine della Madonna di Loreto, presenta un portale a stucco a coronamento rettilineo, affiancato da finestre rettangolari con cornici modanate. Sopra la porta dell’ingresso laterale della chiesa si può leggere la seguente iscrizione: “Terribilis est locus iste et porta coeli” (tratta dal libro della Genesi 28,17). Nella scritta c’è anche un segno di abbreviazione - tradotto con la parola “tre” - posizionato prima della parola “est” e dopo “terribilis”, per cui l’iscrizione avrebbe il seguente significato: “Questo è un luogo terribile tre volte e la porta del cielo”. La chiesa presenta una pianta ad aula unica absidata coperta con una volta a botte con cornici, riquadri e stucchi che risaltano sul fondo dai colori pastello. Alla cantoria in muratura di controfacciata fa da contrappunto l’unico altare marmoreo che nasconde, nel vano absidale, gli scanni lignei usati dai membri della Confratenita di S. Maria di Loreto.

Corsa degli zingari

Nel 1726 nella chiesa venne istituita la Confraternita della Madonna di Loreto da sempre legata ad una delle più antiche manifestazioni d’Abruzzo, più giovane solo della Perdonanza Celestiniana: la "Corsa degli zingari". Si tratta di una corsa a piedi nudi lungo un sentiero roccioso che si snoda dalle pendici del vicino Colle Ardingo fino al fiume Vella per poi risalire fino ad attraversare le vie cittadine negli ultimi metri ed arrivare alla piazzetta antistante la chiesa. La rievocazione, alla quale partecipano i giovani abitanti del paese, affonda le sue radici negli antichi riti pagani diffusi tra i popoli peligni ai quali solo in seguito si è intrecciato il culto cristiano per la Madonna di Loreto. A dispetto di quanto lascerebbe pensare il nome, “zingaro” non è il nomade ma la persona scalza, colui che non possedeva nemmeno un paio di scarpe ed era costretto a lavorare a giornata presso i terreni altrui e, se da una parte si correva per riscattarsi economicamente (il premio in denaro) e socialmente (il trionfo in paese), dall’altro la discesa a piedi nudi rappresentava un vero e proprio atto di venerazione nei confronti della Vergine Maria. La leggenda narra che la Madonna di Loreto, durante il suo volo dalla casa di Nazareth alle Marche, si sia posata sul colle Ardingo, divenuto perciò luogo di culto e di manifestazione della devozione dei fedeli attraverso questa particolare corsa. L’evento ha luogo la prima domenica di settembre: i concorrenti, una volta raggiunta la Pietra Spaccata dipinta di verde, bianco e rosso - lo spuntone di roccia che si trova quasi alla sommità del Colle Ardingo - attendono il triplice suono della campana della chiesa della Madonna di Loreto per la partenza. Occorrono circa cinque minuti per percorrere 862 metri: gli atleti giungono alla meta - l’altare della chiesa - con i piedi sanguinanti e le ferite vengono curate nell’immediato dai confratelli lauretani con l’ausilio del personale medico. Se in passato il premio per il vincitore era un palio: un un pezzo di stoffa molto utile dal punto di vista pratico per ricavarne un vestito, oggi il premio è più di carattere simbolico e la partecipazione alla competizione assume ancora di più una valenza sociale.